Bambini con disfluenze verbali…e i genitori?

Ruolo dei genitori nei casi di disfluenze verbali



Il ruolo dei genitori appare una vera e propria risorsa “terapeutica”per il bambino, interno alla sua sensibilità, coinvolto e partecipe dinamicamente nel suo processo di crescita.

I genitori possono adottare nei confronti del bambino che inizia a presentare lievi disfluenze ed esitazioni verbali un percorso di attitudini primarie recuperando quel sentimento positivo dell’agire indispensabile per accompagnarlo quotidianamente nel gioco delle parole e nel recupero della fluenza. Un percorso quotidiano da condividere, da valorizzare per valorizzarsi basato su una serie di punti fondamentali:

  • mostrare disponibilità all’ascolto, attenzione al «cosa dice» piuttosto che al «come lo dice», mostrando un’affezione incondizionata al bambino;

  • utilizzare un linguaggio facile, semplice, morbido, rallentato in presenza del bambino, offrendo un “modello” verbale ed articolare chiaro e preciso, in particolare dopo aver ascoltato la difficoltà del bambino, senza scadere nell’artificiosità e “stranezza”. Modellare il linguaggio senza anormalità, lentamente e con frequenti pause d’accentazione;
  • modellare l’eloquio in modo disteso, consigliando la stessa modalità agli altri membri della famiglia;
  • risulta fondamentale evitare che il bambino acquisti familiarità al “suono” (alterato) del suo linguaggio, fissandolo acusticamente;
  • per stimolare il bambino al raggiungimento della fluidità utilizzare un livello di comunicazione meno complesso ed articolato, privilegiando un vocabolario elementare e frasi corte;
  • non interrompere, anticipare le frasi o finire il discorso di un bambimo che balbetta. Nella conversazione rispettare i “turni” d’inserimento verbale e non sovrapporsi mentre si parla;
  • attendere che termini la sua frase e il suo discorso con disponibilità e attenzione;
  • fare uso di pause nel discorso e nella comunicazione, aumentando la pause tra una richiesta e la su risposta, offrendo una minore pressione “temporale” al “linguaggio” del bambino che percepirà un clima di distensione e tranquillità.
    Tale modalità consentirà una migliore coordinazione dell’articolazione delle parole ed una maggior tempo per costruire e modellare le rappresentazioni mentali interne.

  • prendere la consuetudine di commentare singole situazioni o momenti del fare (discorso parallelo), piuttosto che porre frequenti domande che affaticano il bambino;
  • durante i momenti o le giornate di maggiore difficoltà verbale offrire al bambino le più ampie occasioni di linguaggio e la possibilità di parlare liberamente stimolato da percorsi ludici a lui particolarmente interessanti e gradevoli;
  • organizzate percorsi e momenti di attività non-verbali, di costruzione, ecc., che possano “scaricare” ed alleggerire la tensione verbale, valorizzando forme comunicative alternative;
  • valorizzare forme di comunicazione non verbale in particolare affettive;
  • evitare “competizioni verbali” quali ad esempio obbligare a raccontare eventi ad amici o parenti, al fine di limitare e contenere la «pressione» del livello di costruzione verbale del bambino;
  • evitare reazione emotive ai blocchi verbali come una particolare mimica del volto, distogliere lo sguardo, ecc;
  • preparare il bambino ad affrontare situazioni nuove simulando l’evento, tranquillizzando i suoi livelli d’eccitazione ed ansia naturali,
  • non evidenziare al bambino le sue difficoltà verbali. Invitandolo alla “calma”, a “prendere il fiato”, “a parlare lentamente”, ad “aprire di più la bocca”, “a rallentare”, a “pensare a quello che deve dire” si comunica la sua diversità, si comunicano forti livelli d’ansia che appartengono all’adulto ma non al bambino che “vive la difficoltà” ma non la “prova” ancora. Il bambino potrebbe equivocare la natura dello stimolo interpretandolo come un rimprovero riguardo la sua incapacità a parlare come gli altri;
  • gli inviti dei genitori spingono il bambino a prendersi carico della sua esecuzione verbale, del modo di parlare, compromettendo il carattere di spontaneità e naturalezza della parola e della comunicazione;
  • se il bambino vi sottolinea la sua difficoltà verbale, presentategli il fatto che tutte le persone hanno difficoltà ed esitazioni verbali quando sono stanchi e particolarmente agitati;
  • evidenziare e sottolineare le sue qualità, le sue capacità e i suoi punti di forza;
  • ricordare che molti bambini fino a 6/7 anni presentano disfluenze normali fisiologiche e di sviluppo in un quadro personale assolutamente normale e non logopatico, difficoltà che regrediscono naturalmente all’interno di relazioni parentali positive e serene;
  • ricordarsi che le ripetizioni o i prolungamenti che non richiedono tensione articolare e sforzi nella produzione verbale rappresentano la modalità meno preoccupante di balbuzie

Interessante articolo del dott.Demitri, pedagogista clinico 

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