Da una figlia a tutti i papà

Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che
qualcuno poteva fare a un’altra persona:
ha creduto in me.
Jim Valvano

Qualche hanno fa mio marito mi regalò, forse uno dei primi regali scaricati da iTunes,  il cd di Parole Note e fra tutte la prosa musicata che mi colpì fu Lettera di un padre alla figlia: forse perché come tante figlie ho un papà ingombrante per qualità professionali e carisma personale che ho apprezzato più in fase adulta che adolescenziale per quella sua tendenza ad essere troppo poco entrante nella mia vita, forse perché come vuole la tradizione il primo uomo della vita di una donna è il suo papà.. forse…

Oggi la stessa prosa la dedico alla Festa dei Papà che mi leggono e a quelli che non sanno neanche che esisto, a tutti coloro che papà si sentono anche se lo sono diventati in modi differenti…
Come altre ricorrenze, le sento più eventi commerciali e funzionali al kindmarketing ed ai laboratori per bambini sempre in cerca di uno scopo che non è mai il divertimento, piuttosto che  legate alla sua origine:

“La prima volta sembra individuata nei primi decenni del XX secolo, per festeggiare la paternità in particolare il 5 luglio 1908 a Fairmont, West Virginia, presso la chiesa metodista locale.
Successivamente Mrs.Sonora Smart Dodd, ignara dei festeggiamenti di Fairmont, dopo aver ascoltato in chiesa il sermone in occasione della festa della mamma del 1909, decise di organizzare e ufficializzare la festa del papà una prima volta il 19 giugno 1910 a Spokane, Washington.
Il mese fu scelto per ricordare  il compleanno del padre di Mrs.Dodd, veterano della guerra di secessione americana.
La data in generale varia da Paese a Paese.
Nei Paesi che seguono la tradizione statunitense, la festa si tiene la terza domenica di giugno.

In molti Paesi di tradizione cattolica, come l’Italia, la festa del babbo viene festeggiata il giorno di san Giuseppe, padre adottivo di Gesù, ovvero in corrispondenza con la Festa di san Giuseppe, il 19 marzo”.

Il senso della Paternità oggi è un tema caldo, qualcuno proprio in questi giorni ha parlato di bambini “sintetici”, altri promuovono programmi tv con “adolescenti che diventano madri”, la ricerca in materia di sterilità taglia continui traguardi, le scienze umane e le filosofie si pongono nuovi interrogativi sul senso del generare e della creazione…

Grazie al mio lavoro mi confronto quasi quotidianamente con i padri e la loro funzione genitoriale, che da diversi anni stanno cercando di emergere dalla crisi nata dalla mdificazione dei modelli di famiglia alla quale le donne si sono adattate (non tutte) più o meno naturalmente e che invece ha disorientato spesso l’universo maschile, facendolo pericolosamente oscillare dal autoritarismo al mammismo.
Figli/e adolescenti che non hanno più trovato quel contenitore che li stringeva dentro le braccia della sicurezza per sperimentare l’esterno e l’altro da sé. Anche i loro padri hanno perso le sicurezze, sono adulti bambini molte volte cui non è stato ricordato abbastanza (o spiegato accuratamente) dalla società (e dai Servizi che se ne occupano) quanto il loro ruolo sia prezioso carburante per lo sviluppo dei figli quando corrisponde ai bisogni (non di fare i mammi) precisi della crescita psicosociale dei bambini.

Poi i babbi separati, sia quelli che cercano di non perdere la relazione con i figli pur facendo gli equilibristi ma anche quelli che restano incastrati nell’orgoglio e nel conflitto con le mogli/compagne senza accorgersi di quanti sorrisi ed abbracci si stanno perdendo (e che non ritroveranno mai)..

“Il vero padre è colui che apre il cammino con la sua parola,
non colui che ti trattiene nella rete del suo rancore.”
Christian Bobin

Ritornando alla Festa del Papà oggi, vorrei che fosse un giorno speciale dove noi adulti ci si interroga sul nostro ruolo di “generatori di famiglia” e di “alimentatori di emozioni, idee, energie” verso le generazioni future.

Adesso vi lascio scegliere se ascoltare o leggere la Lettera di un padre alla figlia:

Non può essere una festa sul calendario a ricordarci o a motivarci a dire a un papà quanto lo amiamo e lo rispettiamo, anche perché in realtà lui questo lo sa già..
e se ci sono dissapori e incomprensioni ricordatevi di distinguerli dall’amore che vi lega:
siete Persone uniche pertanto ragionate in modi diversi avete obbiettivi differenti e stili non sempre abbinabili e di questo potete costruttivamente dibattere tutta la vita..

..e resterete sempre figli e genitori. 

Il genitore deve resistere all’impulso di cercare
di costruire il figlio che lui vorrebbe avere,
e aiutarlo invece a sviluppare appieno,
secondo i suoi ritmi, le sue potenzialità,
a diventare quello che lui vuole essere,
in armonia con al sua dotazione naturale e
come risultante della sua individualissima storia.
Bruno Bettelheim, Un genitore quasi perfetto

A presto, Vania Rigoni de La Bottega della Pedagogista

cit. Testo integrale della prosa
“Oggi parliamo bene di un uomo che non viene considerato molto. Ma che ad un certo punto della sua vita non ha preso una decisione e ha fatto comunque un figlio. O magari, meglio per lui, una figlia. Ed è a questa ragazza che vorrei parlare.
Quando parliamo di quest’uomo che ci conosce un po’ meglio solo da grandi, dobbiamo considerare sempre il fatto che parliamo di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo suo malgrado. Ma non diventa mai adulto. E tutte le cose della vita gli cadono addosso anche se non vorrebbe. Perché sa di doverle affrontare senza sapere come.
E’ quell’uomo che a volte non ha un posto dove stare a casa, perché torna sempre per ultimo. E solo da vecchio lo trovi sulla poltrona con un giornale. E lì ti farà finalmente tenerezza.

Perché tuo padre è quell’uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta, tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere. E’ quell’uomo del quale ti ricordi solo all’ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni. E se invece al suo ti scordi di fargli gli auguri non ci rimarrà male. Perché lui lo sa che non l’hai fatto apposta.

Sappi che quell’uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno. E il giorno dopo non ti chiederà come è andata, non perché non gli interessa, ma perché avrà paura che tu ti sia trovata bene, con un ragazzo che con te non centra niente. E’ quell’uomo che quando trovi una sua foto da giovane ti sembra sempre fichissimo, e ti dispiace di non averlo conosciuto allora, quando faceva lo scemo con tua madre.

E’ un uomo che ogni volta che esce con la macchina, spera che piova per incontrarti e darti un passaggio. Tuo padre è quell’uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare. E’ quell’uomo che può litigare con chiunque tutta la vita, ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo, perché è quell’uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita.
Tuo padre è quell’uomo che quando ti sposerai compirà l’ultimo sacrificio che la vita ti chiede: portarti all’altare e guardarti da dietro mentre ti lascia la mano.
E ricordati cara figlia mia che se una volta, quando sarai una donna dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te e troverai un uomo solo: tuo padre”.
 Tratto da “Parole note” di Maurizio Rossato

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