La “scena muta” di mio figlio a scuola mi preoccupa. Motivi e idee per risolverla.

Dottoressa la sto chiamando perché una mia amica è venuta da lei e come me aveva un figlio grande non bambino e come me è arrivata al punto di non saper che pesci prendere..ma poi ha risolto.
    Posso rubarle qualche minuto così le spiego ?

Non è mai tempo rubato. E’ avere cura del proprio figlio.

Mio figlio è iscritto alla seconda media, è educatissimo tutti genitori dei suoi amici lo vorrebbero come figlio ma negli ultimi anni, specialmente da quand’è arrivato alle medie accade una cosa che come mamma mi mette in difficoltà:
Lo vedo studiare tantissimo, anche 2-3ore, ripete ripete ripete le lezioni a voce alta. Gli risento la lezione e sembra andare tutto bene.. ma il giorno dopo a scuola se va bene fa scena muta..
      e così fioccano i brutti voti e lui è sempre più chiuso.

Dottoressa, può aiutare anche me? anche NOI?

Come si fa a rispondere alla domanda se non invitando tutta la tua famiglia in studio così da conoscerTI e iniziare a capire cosa sta accadendo e come VI siete organizzati fino ad oggi (in Bottega 4Family- il mio studio specialistico- questo è un momento gratuito).

Essendo questo un post sul web, è necessario distinguere alcune possibilità più frequenti di altre.

UNO
Sei sicuro che tuo figlio ha iniziato ad avere delle difficoltà di questo tipo, “scene mute” in classe, dalla prima media o anche da un momento che tu sai identificare precisamente?

metti a fuoco


….oppure non è che da quel momento qualche insegnante ti ha iniziato a comunicare il problema.. perché forse le maestre precedenti lo avevano interpretato come qualcosa di passeggero???

Genitori che lavorano (e oggi come non si può lavorare…) spesso si ritrovano a far seguire i figli nei compiti dalla baby sitter o dai nonni, o se grandi in autonomia.
Questo però talvolta può creare una perdita di percezione concreta di COME e COSA sta vivendo scolasticamente il tuo bambino e quando i docenti ti richiamano alla realtà ti accorgi della situazione e ti sembra gigantesca.

DUE
Tuo figlio è invece un ragazzino molto diligente, uno che tutte le volte che hai incontrato le amiche hai definito, un ometto o un bambino veramente perfetto, il migliore che potessi avere.
E con orgoglio ne hai mostrate le prodezze eccezionali che era in grado di fare: le tabelline tutte a memoria già a 7 anni, la capacità di scrivere e leggere le prime parole già a 5 anni, contare i soldi quando ancora gli altri bimbi neanche li avevano mai toccati…e molte altre.

Forse però lui o lei in tutte queste performance ci sono rimasti incastrati cosi tanto che hanno iniziato ad avere paura di non essere all’altezza, e piano piano i tuoi figli hanno cominciato a nascondersi mantenendo un atteggiamento educato, diligente (una strategia astuta e intelligente) in modo che piano piano le persone non li notassero..

questo può poi avere come conseguenza un ragazzino che una volta in classe di fronte ai compagni e alla docente ha così tanta ansia di dimostrarsi all’altezza del giudizio e delle aspettative dell’altro che finisce per rimanerci schiacciato.  La scena muta di cui la signora mi parlava e che potresti vedere anche tu.

TRE
Mi racconti che lo vedi studiare tantissimo. Cioè sta sui libri tantissimo, ore e ore…e alla fine ha il cervello fritto. Tu gli fai qualche domanda appena ha chiuso il libro e lui risponde.

Mi dispiace ma questo che mi stai dicendo non è un metodo di studio e apprendimento  corretto perché nasconde in sé molti trabocchetti pericolosi:

ore e ore…e chissà a cosa pensa mentre studia..? e poi legge, rilegge e rilegge sperando che la memoria lo aiuti a trattenere le informazioni. La memoria non è un metodo di apprendimento, è solo un mezzo di inscatolamento dati.

tu lo interroghi per risentire la lezione, e di solito lo fai col libro in mano chiedendogli i vari “titoletti” e comunque in modo lineare e lui ti ripete tutto, spesso con le stesse parole del libro. Hai mai provato a cambiare l’ordine degli argomenti? a intrecciarli con quelli studiati in precedenza e a fargli fare i collegamenti con altri.. Quasi di sicuro no, perché anche se ne avessi avuta l’intenzione tuo figlio ti stoppa e ti dice “ no mamma! devi risentirmi questo questo e questo. Punto”.

Ti ho già individuato almeno TRE vie possibili, le più frequenti:
1)ansia da prestazione,  2) un problema più antico di quanto sembri,  3) un metodo di studio sbagliato ( e spesso sono tutte presenti e intrecciate fra loro).

Hai fatto bene a chiamare me, una specialista dei processi formativi laureata e aggiornata e non altra figura (la tizia delle ripetizioni, la volontaria dell’oratorio, la studentessa):
la formazione scelta mi permette l’approccio organizzato e concreto adatto per sostenere nelle persone nello sviluppo di proprie strategie per diventare consapevoli ed autonome delle proprie capacità.

Il mio METODO pedagogico ha come primo obiettivo ACCOGLIERE, poi ASCOLTARE, CONOSCERE e infine DISEGNARE UN PROGETTO PER TE.

a questo proposito, per raccontarvi del mio lavoro, mi piace citare queste parole di un collega con cui condivido un pezzo di strada, quella che da più di un anno si chiama Caffè Pedagogici e di cui mi avete sentito parlare altre volte Fabio Olivieri, 
pedagogista e counsellor rogersiano:

La pedagogia non fa diagnosi,
comprende.
Non formula giudizi,
valuta in rapporto all’altro;
non conduce,
accompagna.
Non cura l’uomo,
ma insegna ad averne cura.
Non ambisce al potere,
ne fa oggetto di indagine come possibilità da incarnare.
È un cammino da tracciare
non un sentiero da seguire.
Un’esplorazione che mai si compie
perché Pedagogia è processo,
e non il risultato della ricerca.

E quindi: cosa ti devi aspettare a questo punto?

Mi hai chiamata per tuo figlio o figlia che in classe fa scena muta alle interrogazioni e quasi quasi sogna di essere Il ragazzo invisibile ( ti suggerisco la visione del film se non lo hai mai visto).

La soluzione è un lavoro di equipe fra me, la specialista e te e la tua famiglia, e chiederemo anche alla scuola di unirsi al Team.

Il cammino in La bottega della pedagogista prevede alcune tappe chiare e trasparenti e fisse:

un incontro tutti insieme, alcuni fra me e tuo figlio e uno nuovamente tutti insieme per comunicarvi che via intraprendere (solo con me, altre figure, attività pomeridiane differenti da quelle che state scegliendo…le possibilità sono infinite, proprio perché infinite sono le persone e le loro caratteristiche) e INIZIARE il cammino insieme con la Bottega 4Family come sostegno.

Qualcosa comunque puoi fare anche tu:

-iniziare a guardare COME studia tuo figlio o tua figlia
-cercare una relazione con la scuola (maestra, professoressa) e capire COSA vedono loro
fare quello che stai per fare “semplicemente chiedere aiuto”, come faresti se avesse mal di denti o una caviglia gonfia alla pedagogista Vania Rigoni.

Mi puoi telefonare dal lunedì al venerdì allo 055 472846 ( se non sono in studio risponde la segreteria che ascolto poi io appena arrivo).
Mi puoi scrivere vaniarigoni@labottegadellapedagogista.com lasciandomi i tuoi riferimenti e poi ti richiamo io!
..e se non sei di Firenze??? non esiste il problema perché per alcune cose esiste skype ( e la tecnologia) e per altre esiste la mia rete di eccezionali colleghi sparsi per tutta Italia.

Vuoi farmi un regalo, se il pezzo ti è stato utile e ti è interessato condividilo con chi vuoi e ripagami così dell’impegno che ci ho messo nello scriverlo.

A presto!

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