Intervista del martedì, il bullismo “smontato” da un educatore

Caro lettore,

    oggi ospito Roberto Salvato, un professionista particolare perché sta portando avanti da anni un meticciamento fra pedagogia, organizzazione aziendale e progetti di prevenzione. Ho avuto la fortuna di conoscerlo prima sul web, poi dal vivo al Convegno in Bicocca a Milano un paio di anni fa. Fu insolito come in una platea di molti colleghi appartenenti al mondo della cooperazione gli unici due liberi professionisti si fossero trovati seduti vicini..

L’aspetto che ci accomuna è da un lato la voglia di “far riconoscere la nostra professione” attraverso la promozione di “azioni positive” e non “polemiche sterili”, oltre la determinazione a voler essere parte attiva della trasformazione della nostra società verso una direzione di prevenzione dei rischi e dei conflitti attraverso l’attivazione di nuovi comportamenti educati e gentili.

Insomma, un modo di “essere esempio” e non “giudici” rispetto a quello che vediamo e leggiamo di negativo e oltraggioso della dignità della persona.

E adesso buona lettura …

VANIA: “L’Educazione è il futuro. Chi si occupa di Educazione progetta il Futuro” questo è il mio mantra da 20 anni come lo interpreti guardando dal tuo punto di vista professionale?

ROBERTO: Chi si occupa di Educazione progetta il Futuro….è assolutamente così Vania.

Scoprire, raccontare, decostruire  e ricostruire percorsi educativi
è il nostro dovere per garantire un futuro al pianeta.

Considero l’educazione una delle travi portanti di qualsiasi struttura dove siano presenti esseri umani e credo che la nostra sia una delle professioni più dense e piene di responsabilità. Dovrebbe esserci un educatore in ogni ambito. Educatore in quanto figura professionale e non come connotazione di genere, sappiamo infatti che oggi l’educazione sembra ancora appannaggio del mondo femminile.

VANIA: Roberto racconta ai lettori del Blog La bottega della pedagogista  la tua idea e la sua importanza sociale e educativa

ROBERTO: Il progetto di cui vorrei parlare è racchiuso nel suo nome, Alfabullo.

È un prodotto pedagogico che mette insieme comunità civile ,bullismo e narrazione.
Come dico sul sito, credo che i ragazzi abbiano in nuce la forza per provare a cambiare le cose.

Logo AlfabulloAlfabullo si propone di far raccontare ai ragazzi  dalla 5° elementare alla 3° media i loro vissuti (fisici, sociali, emotivi) intorno al tema del bullismo e di spronarli a produrre soluzioni e scenari diversi su ciò che a loro non “sta bene”.
Mi sono accorto infatti che molti interventi sul bullismo suggeriscono ai ragazzi di rivolgersi agli adulti o di denunciare agli organi competenti. È un passo importante ma ci vedo un grosso problema di eccessiva delega. Nel momento in cui come ragazzo metto in mano la cosa ad un adulto mi aspetto che sia lui a risolverla per me. E questo in fondo è quello che promettiamo noi adulti no?

Con Alfabullo, unione  delle parole “alfabeto” e “ bullo”, io e la dottoressa Maria Grazia Pugliese,  psicologa, amica, collega e vecchia compagna di liceo, vogliamo dare ai ragazzi l’opportunità di dimostrare a noi adulti che le soluzioni le sanno immaginare e trovare. Raccogliendo il percorso in un libro, gli adulti saranno chiamati a leggerlo raccogliendo ciò che può essere messo in atto.

Mi piace pensare che in ogni pratica di prepotenza e prevaricazione di una persona su un‘altra  ci siano dei comportamenti o delle azioni basiche (le lettere) che combinate e agite insieme diano luogo  a fenomeni più complessi (gli atti di bullismo-parole).
Ecco con il mio progetto voglio studiare queste “lettere” e voglio raccoglierle in un libro.

VANIA: Roberto, se potessi cambiare qualcosa nel sistema dove lavori, cosa sarebbe e perché?

ROBERTO:  Il posto dove lavoro varia sempre da qualche anno quindi direi che ho deciso di essere io il cambiamento e di provarci insieme a chi la pensa come me.

Mi piacerebbe che chi svolge mansioni educative iniziasse a pensarsi come professionista piuttosto che come missionario.

VANIA: Un suggerimento che vuoi lasciare per i genitori che ti leggono attraverso il Blog de La bottega della pedagogista …un dono che porteranno con loro…

ROBERTO:     Regalate tempo ed esperienze ai vostri figli.
Sono i doni più preziosi che possiate lasciargli. Non servono i grandi eventi, bisogno partire dalla quotidianità.

VANIA:  E invece, siccome tanti sono anche i colleghi a leggere questo Blog, a loro che messaggio speciale vuoi destinare?

ROBERTO:   Facciamo sistema abbandonando il centenario pensiero corporativo.

Cambiamo il modo di pensarci e di farci percepire dagli altri. Apriamo gli orizzonti anche ai saperi che ci sono meno congeniali perché più è ricca la nostra cassetta degli attrezzi più saremo in grado di governare le difficoltà e di cogliere le opportunità  che il mondo ci offre oggi.

VANIA: Caro Roberto, salutiamoci con la tua frase preferita…

ROBERTO:

“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.”

Le sconfitte e gli insuccessi sono i mattoni invisibili sui quali costruiamo la nostra storia. Noi educatori e professionisti dell’educazione seminiamo e aiutiamo a crescere.

Adesso che hai letto l’intervista puoi capire chiaramente perché Roberto ed io da quando ci siamo incontrati “non ci siamo più lasciati”, fra i tanti i punti di contatto mi piace ricordare questi:

1️⃣ la divulgazione e la valorizzazione della nostra professione negli ambiti naturali in cui dovrebbe vivere,  la scuola, la famiglia e la società civile;

2️⃣ la spinta forte a promuovere una trasformazione di pensiero che promuova la comunicazione positiva: lui con Alfabullo (a cui spero proprio di riuscire a concretizzare un contributo operativo oltre che questo spazio sul web) ed io attraverso la mediazione familiare e scolastica ( che da quest’anno divulgherò nelle scuole oltre che nei miei studi professionali) oltre che nei percorsi pedagogici individuali e per genitori.

Pensarsi professionisti dell’educazione che offrono servizi di alta qualità col sorriso e l’accoglienza che ogni persona merita è la caratteristica che ci piace mettere in campo ogni volta che progettiamo percorsi di recupero e educativi.

A presto,

Vania Rigoni

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Roberto Salvato,  www.alfabullo.it

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