Pedagogia e coaching

Da tempo mi sento dire scherzosamente da varie persone e colleghi che ho una naturale spinta al coaching, me lo dicevano anche 15 anni fa quando lavoravo come educatrice…

In effetti la pedagogia e il coaching mi hanno sempre affascinato, per quella loro disponibilità ad “traghettare le persone”. Così quando un’amica mi ha informata della serata fiorentina dell’Unconventional coaching Tour con Andrea Favaretto mi sono iscritta.

Le parole chiave dell’incontro sono state:

Velocità 

Divertimento

e una bella Gita in PNL. 

Cosa significa to coach?
Inizialmente si interpretava come una figura professionale solo destinata  agli ambienti sportivi.  Oggi è declinato in molti altri ambiti. Life,love,business…. perché to coach è letteralmente portare, trainare la persona da un punto all’altro.

Quando ho sentito questo ho pensato : allora è sinonimo di exducere, perché non si chiama pedagogista?!!!!

Il coaching,  la PNL e la Pedagogia condividono molte cose:

-Da A la persona vuole arrivare a B, e il compito è aiutarla a spostarsi senza interferenze.

Il coach non è un motivatore, perché le persone non hanno bisogno di motivi esterni per spingerli a cambiare (sopratutto attiverebbero una temporanea trasformazione).
Esso cerca di lavorare sulle risorse per poi agire attraverso esse. Ma allora è come la pedagogista? Essa osserva e cerca di cogliere le disponibilità, potenzialità e abilità di una persona per farne il propulsore del cambiamento di quel soggetto …chiedendo una vera collaborazione.  

-Non si sostituiscono alla figura professionale dello psicologo.  Lavorano sullo sviluppo personale ma non su certe dinamiche. Il Focus di un terapeuta è quello di mettere a posto qualcosa del passato. Il coach (pedagogista) lavora dal presente al futuro, pur dando per scontato che ogni persona abbia un passato.  Ma deve e può lavorare in rete, come quotidianamente accade anche in Bottega  in altre realtà pedagogiche. 

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@andreafavaretto.it

Andrea F. ci ha poi fatto una panoramica con vista dall’alto del processo di coaching. Le persone spesso non riescono pur sapendo dove andare a muoversi da A a B a causa di interferenze o auto-sabotaggi che il coach deve trovare il modo di eliminare.
Alcuni di essi:

  • cosa io credo di me
  • le mie convinzioni
  • i conflitti con le regole che mi pongo
  • i miei valori interni che entrano in conflitto

Ha poi citato una frase:
In Pnl non esistono fallimenti ma solo risultati.

Citazione memorabile! tutto quello che facciamo è un’azione, lo spiego sempre anche ai genitori, sia se agiamo che se restiamo immobili. Esso ha una ricaduta sui figli, sulle persone che ci circondano e sopratutto nei nostri confronti.

Conoscere che ricaduta abbia il linguaggio/azione che usiamo con noi o con terze persone permette di arrivare al risultato che ci siamo posti sia essa una comunicazione che un obbiettivo.

L’aspetto che ritrovo in linea con la mia attività di libera professionista dell’educazione è contribuire al percorso di raggiungimento di un benessere peculiare per quella persona, coerente alle sue proprie risorse. Per ottenere ciò  mettere in funzione una strategia che scateni una serie di azioni funzionali.

Capire quali sono le strategie che in una persona portano a risultati per lei positivi (non di successo) permette al coach di aiutarla ad applicarle anche nelle situazioni di fatica, malessere e disagio andando a scardinare le cattive abitudini.

Quello che noi creiamo nella nostra vita è l’insieme di abitudini sane e non sane. La forza di volontà non basta. Serve un pilota automatico interno che sia in linea con gli obbiettivi che la persona si pone. 

L’inconscio _dice Andrea_è come fosse il genio della lampada che fa realizzare alla persona quello che la persona vuole di più (cioè immagina e si ripete in testa più spesso). Sia in positivo che in negativo.

Quello che è difficile da mutare è quello che io credo di me.

Genitori, insegnanti, educatori, amici, vicini di casa…. Quanti messaggi negativi arrivano ai bambini e influiscono sul loro sviluppo? Una ricerca americana afferma che arrivano almeno 180mila notizie negative sul loro conto fino all’adolescenza che andranno a costruire inevitabilmente un’immagine negativa.

Pur ponendoti obbiettivi realizzabili a volte non ci arrivi. Perché?
Perché dietro di te c’è tutto ciò che fondalmente credi che sia la visione di te (il tuo personale sabotaggio e interferenza). È il tuo inconscio che ti protegge, perché malgrado tutto “tu sei sempre uno che hai iniziato mille cose e non ne ha finita una”, quindi per quanto ti impegni a ottenere un obiettivo il tuo sabotaggio ti trattiene tirandoti indietro nella zona sicura.

La pedagogia in questo aiuta, il bicchiere lo vede sempre da riempire. Un bambino, una persona è sempre una potenzialità e una risorsa da esprimere al meglio.

Quindi siate trasgressivamente normali, come vi dico spesso dalla mia pagina FB!

La PNL e sopratutto lo studio dello sviluppo dell’età cognitiva ci insegnano che sono le abitudini ripetitive quelle che costruiscono abilità e competenze, nonché certezze (o insicurezze). Guardate i vostri bambini nel ripetere e ripetere milioni di volte la stessa operazione con gioia e soddisfazione perché stanno imparando bene a compiere un processo…così l’adulto dovrebbe porsi in attenzione massima quando compie un’azione positiva per se stesso in modo da replicarla ancora e ancora altre milioni di volte.

A presto!

2 pensieri riguardo “Pedagogia e coaching

  1. Grazie a te Erica. Sapere che quello che scrivo può essere utile (malgrado io non sia una scrittrice) è proprio quello che spero.
    In pedagogia esiste da sempre un settore che è la pedagogia narrativa che non si usa abbastanza.
    A presto!