Forse è dis-grafico. Riflessioni e soluzioni dalla pedagogia.

Quando ti dicono che è disgrafico in prima elementare non è una cosa tremenda SE

La DISGRAFIA è uno dei Disturbi dell’Apprendimento.
Specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici; può essere legata a un quadro di disprassia, può essere secondaria a una lateralizzazione incompleta, è caratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici e infine riguarda esclusivamente il grafismo .

Ed è per quel SE che oggi scrivo di lui e di tutti i lui che ho incontrato.

Lui è dolcissimo, simpatico, con un sorriso e un’energia vitale che esplode da ogni sui gesto. I suoi genitori sono altrettanto carini e vivaci, lo amano e lo pensano.

Quando arrivati in prima la maestra ha detto loro che qualcosa non andava, loro non hanno fatto altro che “agire” e cercarmi per trovare SOLUZIONI.

Lui è venuto allo studio, disponibile anche alle esperienze più noiose, raccontandomi il suo piccolo mondo in crescita. I genitori preoccupati quanto desiderosi hanno ascoltato le mie osservazioni.

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Da uno dei suoi quaderni…

Qualcosa non va, certo, anche la Verifica pedagogica che ho fatto io ha messo in luce alcuni aspetti da approfondire:

  • l’impugnatura è la più evidente,
  • la difficoltà a regolarsi,
  • l’area propriocettiva e vestibolare sono iper sollecitate,
  • la comunicazione anche è un pò faticosa (reitera sempre le solite cose).

MA
MA
MA

Chiedo a una collega TNPEE* di lavorarci per aiutarlo a “sciogliere alcune difficoltà psicomotorie” e lei dice loro:
     ma è disgrafico! Fatelo certificare!!

ECCO.

GRAZIE al cavolo!

Anche io e la maestra potevamo dirlo. Anche i genitori. Chiunque lo guardi scrivere. Mi vengono DUE GRANDI domande:

Dopo che si è fatto certificare in prima classe primaria dis-grafico pensi che cambi qualcosa a livello di intervento? 

E poi dopo un solo incontro come puoi far cadere un incudine in testa a una famiglia di questo tipo? 

A me piace aiutare le Famiglie senza prenderle in giro, dicendo cosa si può fare e comprendendo cosa i genitori possono pensare (le paure e le resistenze). 

Proporre “soluzioni in trasformazione”. Non esprimere “condanne”.

Siccome a me piace dire cosa si può fare, ora ti racconto il resto della storia.

Ho parlato con la maestra e fissato di andarla a trovare a scuola, per vedere con i miei occhi specializzati cosa lei mi racconta in accordo con la famiglia:

un bambino annoiato, isolato, che non si relaziona con nessuno e che non “si colloca” in classe.

Parto con il mio intervento pedagogico :

✽ Lavoriamo per recuperare una serie di competenze non sviluppate alla scuola di infanzia o anche prima.

Questa sua difficoltà nel lasciare traccia può derivare dal non avere acquisito entro i sette anni di età, tutti gli aspetti in conoscenza ed esperienza di sé, tra cui lo schema corporeo, la lateralità, l’adeguamento posturale, il controllo tonico, l’organizzazione ritmico-respiratoria gestuale e temporale, la gnosia visiva e digitale, la sensibilità epicritica o la capacità stereognosica. Tutto ciò pregiudica la stabilità emotiva e favorisce la faticabilità, la disattentività, il disadattamento socio-affettivo con disarmonie reattive alle frustrazioni e instabilità psichica.
cit. Dizionario di Pedagogia Clinica ANPEC

✾ Per questo propongo delle esperienze col corpo in movimento (Edumovment® ) sulla propriocezione, sul tempo e sul ritmo per imparare le pause, sviluppare l’attenzione di sé e poi dell’altro, la relazione e la causa-effetto.

Il tutto immerso in giochi di parole e attività che lo deviano dai suoi interessi primari per introdurne di nuovi.

✪ Un’esperienza e una conoscenza del corpo che, sentito, conosciuto, partecipato permetta di raggiungere un adeguato linguaggio cinesico, un codice gestuale, il Self e l’interazione.

Ho anche contattato una collega Psicomotricista Funzionale che lavora come me, stesso approccio, per seguirlo.

☺︎Siamo sinceri. Tutti noi siamo consapevoli che una valutazione neuropsichiatrica a Lui potrebbe essere di aiuto per il futuro, nessuno la esclude.

Tuttavia essere operativi e sviluppativi è quanto adesso serve perché possa sentirsi parte della sua classe e viva la scuola con lo stesso entusiasta sorriso con cui arriva in studio da me, chiedendomi di fare i compiti con lui e mostrandomi le cose che ha imparato.

Oltre che occorre dare il tempo anche ai Genitori di elaborare certi pensieri senza far loro un terrorismo psicologico che provoca gratuite ansie che ricadono sul figlio.

Spero di essere stata chiara, perché l’argomento è ben più complesso di una pagina di testo, meriterebbe una formazione di una giornata e multidisciplinare…però il mio interesse è per te Genitore che potresti trovarti come loro e sentirti angosciato da risposte inadeguate e frustranti. 

Se vuoi farmi domande dirette contattami:

– scrivendo una mail a ➡ dr.vaniarigoni@gmail.com
– Su Whatsapp, cliccando a questo link ➡ http://bit.ly/2ycrsE2

A presto!

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La TNPEE* terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva di cui parlo è MOLTO brava tecnicamente, anche se è una di quelle colleghe che accoglie le famiglie in un modo troppo ruvido talvolta.

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