Staccarlo dal cellulare. I 7 sintomi +evidenti e le DUE soluzioni pedagogiche (2 parte)

Nella seconda parte di Staccarlo dal cellulare è il problema  vi avevo annunciato che avrei portato delle riflessioni sui rischi legati alla pericolosità delle notizie che un adolescente può apprendere in autonomia dal web SE tu genitore non fai le mosse giuste.

Solo alcune notizie per informarti ancora più approfonditamente sulla questione “cellulare”:

L’uso quotidiano e comune ormai pervasivo del telefonino rende difficile tracciare un confine diagnostico tra comportamento funzionale e disfunzionale, tuttavia bisogna sforzarsi di mantenere la distinzione. Lo sviluppo di un legame eccessivo nei confronti del cellulare può comportare che alcune persone non riescano a separarsi dal proprio telefonino neanche per pochi minuti poiché tale situazione gli procura uno stato di ansia, impazienza ed insicurezza. Sono segnali di un uso potenzialmente patologico la spiccata preferenza della comunicazione via telefonino all’interazione diretta, l’uso compulsivo del dispositivo e l’incapacità di rimanere sconnessi dal contatto con la rete. Si tratta della cosiddetta “nomofobia“, la paura da assenza di cellulare (dall’inglese “no mobile phobia”). Se da una parte si tende a utilizzare il cellulare come strumento rassicurante e consolatorio, preferendo la comunicazione telefonica all’interazione diretta e ricercando compulsivamente notifiche che veicolino contatti virtuali, dall’altra la mancanza di questa connessione porta il nomofobico a manifestare sintomi simili a quelli che caratterizzano l’attacco di panico: mancanza di respiro, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea.
      [ cit.Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna]

Secondo una recente indagine, il 58% dei genitori non dà alcun tipo di regola ai propri figli sull’utilizzo dei cellulari, questo vuol dire che più della metà dei genitori mette in mano uno strumento ai ragazzi senza accompagnarli e senza regole.Il regalo più gettonato alla prima comunione è diventato lo smartphone, ma attenzione: i gestori dei social network hanno stabilito che per l’utilizzo dei social stessi si parte dai 13 anni. Una regola che ogni genitore dovrebbe ricordare (Pellai e Zoppi)

Una visione totalmente differente è quella di Mashable (https://mashable.com/2016/06/04/how-teens-can-discuss-tech-use-with-parents/#9eCEMSSjokql) dove in breve si affronta il problema dal punto di vista degli adolescenti. Le domande o i rimproveri dei genitori sull’uso della tecnologia da parte dei figli finiscono spesso senza risposte dei figli e con l’arrabbiatura dei genitori. Karen North (direttrice di un gruppo di ricerca sulle comunità online alla University of Southern California) ha detto: Oggi i ragazzi sono tenuti a rispondere di quello che fanno molto più che in passato, e non c’è mai stata una generazione con un mondo sociale così complicato. North ha parlato di un evidente contrasto tra l’identità sociale dei giovani e i genitori che provano a capirci qualcosa.

Riassumo di nuovo quali sono i SINTOMI che come Genitore puoi notare nei tuoi figli,
perché tu sei il PRIMO a dover intervenire e devi essere competente?

  1. scarsa attenzione allo studio, 
  2. mancanza di slancio nelle relazioni interpersonali, 
  3. cefalea,
  4. disturbi visivi,
  5. alterazioni dell’umore,
  6. ansia,
  7. disturbi del sonno.

Altri SEGNALI che puoi osservare sono:

• Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;

• Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;

• Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, classici sintomi astinenziali;

• Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;

• Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;

• Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete.

Come tutte le dipendenze, il bambino o ragazzo si può trovare costretto a un’astinenza che si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione quando si è in assenza di accesso alla rete, mentre l’assuefazione consiste nel desiderare, oltre a una permanenza sempre più lunga davanti al pc, software e hardware sempre più performanti.

Esiste certamente un disturbo sottostante, o una patologia precedente o semplicemente una difficoltà di relazionarsi con i coetanei (cosa molto comune in adolescenza), la dipendenze non nasce dal NULLA, di cui quello della dipendenza da internet non è che un semplice sintomo: un rifugio per non affrontare la difficoltà (cit. dott.ssa Calvo).

Quindi cosa comporta avere un figlio caduto in tale dipendenza?

Intanto distinguiamo fra i bambini e gli adolescenti.

I primi sono sicuramente più facilmente aiutatili, rifugiarsi nel video, salvo non ci siano psicopatologie o motivi esterni (conflitti familiari, non cura, abbandono) il bambino ha bisogno di un percorso educativo insieme alla famiglia che li aiuti a RIVALORIZZARE le relazioni fisiche, la socialità e il gioco.

>>>Gli adolescenti, oltre avere molti più anni alle spalle come dipendenti e quindi dei comportamenti consolidati, sono anche pericolosamente soggetti a “inganni e truffe” dall’esterno. 

Un esempio fra i tanti:
Un falso profilo Facebook e un mare di bugie. Ciao, sono Manuel, ho venticinque anni, studio medicina. Sembri simpatica, chattiamo un po’?. La presentazione sul web ha tradito ogni aspettativa. Lei quattordicenne, abbindolata da video, messaggi e cuoricini, lui quarantacinquenne bugiardo e un precedente per violenza sessuale. https://www-ilmessaggero-it.cdn.ampproject.org/c/www.ilmessaggero.it/AMP/roma_violenza_sessuale_facebook-3517567.html

Stare in rete è tuttavia bello quando è sano. 
Soddisfa la curiosità innata nell’uomo di conoscere e sapere. Come aiutare tuo figlio a prevenire gli inganni del web?

INSEGNARGLI A FARSI DOMANDE è la prima soluzione.

La seconda è COSTRUIRE una RELAZIONE di FIDUCIA tale che si senta libero di CHIEDERE a TE (o a un adulto).

Una domanda per domarle, 
una domanda per trovarle,
una domanda per ghermirle 
e nell’oscurità incatenarle (semicit.).

L’idea che ciascuno possa cavarsela da sé di fronte al caos informativo infastidisce ciascuno di noi perché ci costringe ad ammettere che, ogni volta che ci siamo cascati, in fondo la colpa non era di qualcun altro, ma nostra che non ci siamo fatti la domanda giusta… ma se accade a tuo figlio?  

Come aiutarlo a “smontare i falsi miti” degli youtubers perditempo e le notizie fake che lo rincitrulliscono?

Ho trovato appunto su FB questa traccia che trovo sia ECCEZIONALE..appena ritrovo l’autore lo cito.

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La soluzione migliore è quindi di tipo educativo, eventualmente interconnessa con una psicologica nell’adolescente, entrambe orientate al recupero della comunicazione quotidiana che favorisca il ritorno alla vita fuori dalla rete e che, da questo punto di vista, sappia utilizzare internet al meglio, proprio per coglierne le opportunità di apertura verso gli altri e verso il mondo che ci circonda.

TANTO PER ESSERE CHIARI:

Non è un male il fatto che un ragazzo passi del tempo su Facebook chiacchierando con gli amici che poi frequenta, il problema nasce quando “collezionano” amici virtuali (anche 1.500-2.000, a chi ne ha di più) dei quali poi frequentano 4-5 persone…o anche meno.

La consulenza ai genitori diventa uno strumento essenziale e efficace per aiutare i figli a uscire dal tunnel. Una pedagogista del territorio conosce tante strade per avviarlo alla socialità..e ha tante idee concrete per aiutarti.

Nel frattempo se hai bisogno di fare delle domande alla dottoressa Rigoni contattala

– scrivendo una mail a ➡ dr.vaniarigoni@gmail.com
– Su Whatsapp, cliccando a questo link ➡ http://bit.ly/2ycrsE2

A presto!

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