Se mi separo con un bambino piccolo, lo danneggio?

“Vania, mi ritrovo in una situazione che non avrei mai pensato. Sono tantissimi anni che stiamo insieme, e finalmente è arrivata anche la nostra bimba, tuttavia io non mi sono mai accorta di alcune cose.”…
Si parla di separazione in questo articolo, quando i bambini sono molto piccoli è dannosa oppure no?
Lascia tracce indelebili o no?

[La storia di ANNA] Questa mamma è venuta da me la prima volta quando è nata la bambina chiedendomi i classici consigli di prevenzione (al di là di quelli che dà l’ostetrica): come organizzo i giochi, le proposte, lo mando o no al nido?

In tutto questo la nostra mamma aveva anche perso il lavoro, ma la cosa non le pesava troppo. Era appena diventata la splendida mamma di una bambina bellissima che coronava una lunga storia d’amore di una bella coppia giovane.
Per cui alla fine si è detta “per un pò me la godo”.

In verità poi nei mesi successivi, come spesso succede, l’inattività non ha portato tutti questi benefici come credeva. Inattività per molti è sinonimo di “spengersi”, un pò come spengersi dentro, sentirsi piano piano meno importanti, sentirsi semplicemente madri e mogli, se si è uomini soltanto papà, aiuto in casa, e quella parte attiva che ci fa sentire parte del mondo, il nostro lato lavorativo, imprenditoriale e produttivo ci fa un pò morire dentro. Per cui, come tante volte accade, anche la nostra mamma ha iniziato a guardarsi intorno, aveva dei sogni nel cassetto e ha iniziato a sperimentarli.

Nel frattempo però sono accadute alcune cose. Il suo compagno non è riuscito ad accogliere la figlia come avrebbe voluto. Mai si è avvicinato a lei, mai l’ha cambiata, mai ci ha giocato, interviene soltanto nel riprenderla o nel riprendere la madre quando la riprende.

E’ assolutamente disorientato, direi spaventato dai racconti che mi fa, di come la bambina gli risponde (che poi in realtà è un modo assolutamente naturale). Per farvi degli esempi: è normale che un bambino strilli, specialmente se è nervoso, specialmente nella fase dei dentini, è normale che un bambino che ancora non ha imparato a parlare spinga, picchi, lanci gli oggetti… qualcosa deve fare per farsi capire! E soprattutto è normale che un bambino che non vede il papà tutto il giorno, quando lo vede entrare sia sovreccitato e magari metta in campo tutta una serie di azioni, re-azioni, agitazioni, per attirarne l’attenzione.

Se però la risposta che ottiene dal suo papà è “Non ti voglio sentire così! Voglio un bambino normale!” e si rinchiude nella sua stanza a leggere, ascoltare musica o altro lasciando fuori la figlia con la madre, capite bene che viene a mancare un primo caposaldo dell’educazione: la Relazione. 

E’ vero che anche questa potrebbe essere una “relazione”, ma non è certo il tipo di relazione che un Pedagogista s’immagina. Quello che si è costruito è un buco scomposto di una paura da un lato e un bambino che vuole nutrimento dall’altro senza ottenerlo nel modo appropriato.

Leggendo queste parole hai capito che da una parte ho dato sollecitazioni, suggerimenti e aiuti alla madre su come fare delle scelte che poi ha fatto insieme al marito. Dall’altra mi sono trovata ad ascoltare parole di sofferenza.
Per cui ho inviato la coppia ad un lavoro più approfondito di psicoterapia (la deontologia professionale mi invita sempre a pensare alle Persone e non al guadagno).

Perché ho deciso di scriverne? Perché nell’ultimo racconto di qualche settimana fa di questa signora ho percepito un suono diverso. Lei mi parla di qualcosa che è cambiato. Avrebbe voglia di provare un altro modo per stare con quest’uomo o comunque un altro modo per stare con suo figlio. Si è resa conto che alcuni atteggiamenti del compagno, che negli anni in cui ha lavorato attivamente erano in secondo piano perché anche lei era impegnata, oggi li legge come un continuo controllo. Non si sente di poter uscire da sola con la bambina senza il consenso, non può andare dai suoi genitori fuori città senza il marito perché lui dice che non vuole andare a letto senza avere la bambina sotto il suo tetto… Ciò mi fa capire che lei sognerebbe una separazione, se non altro per vedere se il compagno capisce che ci sono delle modifiche da fare visto che ha abbandonato la psicoterapia.

Perché in un blog di Pedagogia vi parlo di questo? Perché poi la domanda segreta, che in tante mi fate, non solo questa mamma, è: “Dottoressa, è meglio stare insieme o dividersi?”- e poi-  “E quando ci dividiamo, cosa cavolo gli diciamo?!”. Specialmente se una delle due parti, non necessariamente quella maschile, per tutto questo tempo è apparsa poco partecipativa (perché in una separazione devono entrare in gioco tutte e due le componenti genitoriali). 

E allora che ti dico?

Da Mediatrice Familiare e da Pedagogista mi sento di ricordarti che quello che è importante non è tanto stare tutti e tre sotto lo stesso tetto ma è stare in relazione col proprio figlio, una relazione nutriente, amorevole, anche autorevole, che costruisca percorsi di crescita e che sappia fare da sponda nei momenti di difficoltà.

Se questo non può essere fatto perché c’è un conflitto di tipo personale tra i genitori (non ci si ascolta più, non si condividono più gli stessi obbiettivi, i desideri e le aspettative sono cambiati) forse, pensateci bene, è meglio costruire due nidi.

E non nomino a sproposito “due nidi”: è uno degli Albi Illustrati che preferisco per parlare di separazione ai bambini.

Ritornando alla domanda iniziale: “Qualcosa è cambiato, cosa posso fare?” Anche in questo caso, sia in veste di Pedagogista che di Mediatore Familiare, ho suggerito alla mia signora e ad altri genitori come lei di fare intanto un incontro con la mia collega avvocato che vi può spiegare  quali sono i vostri diritti legali. Poi capiremo come muoverci.

Un tema importante questo, la separazione oggi è un tema che tira fuori tante fragilità. Siamo in una società che tende a separare piuttosto che unire. Le unioni sono importanti ma bisogna imparare a costruire le relazioni fin da quando siamo piccoli. Per cui non è drammatico insegnare ad un figlio che quando si è sbagliato, quando le cose non vanno, quando non c’è più condivisione, si possono prendere strade diverse continuando a stimarsi, ad avere fiducia. Questo non è insegnare la separazione, è insegnare a costruire una relazione comunicativa positiva.

“Insegnare la separazione” è rimanere sotto le stesso tetto, sopportare dolori, sofferenze, mortificazioni del proprio io e allo stesso tempo mostrare astio, vendetta, voglia di rivalsa verso l’altra persona. Se vuoi essere veramente esempio per tuo figlio, credo sia ESSENZIALE che tu prenda consapevolezza di questo.

Ci sono cose di cui puoi parlare con me, se vuoi suggerimenti su come separarti utilizzando lo strumento della Mediazione (ovviamente in partnership con l’Avvocatura per la parte giuridica) se vuoi suggerimenti Pedagogici per capire bene come muoverti, chiedimi pure una consulenza. 

Sta di fatto che devi stare bene tu, per cui ricordati: un buon lavoro su te stessa, che sia di coppia o singolo, è fondamentale.

Voglio essere chiara:
1) NON è la separazione che danneggia i bambini
2) NON è avere un partner nuovo che danneggia i bambini
3) NON è avere nuovi “nonni” che danneggia i bambini

Le tue BUGIE, la tua FACCIA triste, le grida e i silenzi urlanti lo danneggiano.

La Mediazione Familiare aiuta te e il tuo EX a trovare un differente modo di comunicare e di riorganizzarvi in separazione, lasciando gli asti e le vendette nel cassetto chiuso a chiave e utilizzandone le energie per ri-costruire due NIDI nuovi e accoglienti.

In questo FILE pdf trovi un pezzo che ho scritto per l’agenzia formativa Percorsi Formativi 06, puoi scaricarlo: La separazione raccontata da una mediatrice familiare e pedagogista clinica®

Se hai bisogno contattami:

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