Chi deve fare i compiti e come? p.1

Con chi studia a casa e come? I compiti con chi li deve fare tuo figlio?

Un pò di tempo fa questa domanda proposta ai fan della pagina FB della Bottega della Pedagogista animò una bella riflessione di gruppo.

Le risposte ricevute, che come sempre leggo con pazienza una a una, hanno motivato la stesura di questo pezzo.

Il “tema” dei compiti a casa è principalmente rivolto alle Famiglie con figli alla scuola Primaria. Apprendere in questi anni d’oro come costruirsi un progetto di apprendimento e di organizzazione efficaci è aver investito con un “tesoro” da poter spendere negli anni successivi in cui “altre e frequenti” saranno le distrazioni e le complessità.

La Primaria, primo, appunto, gradino del percorso di obbligo di istruzione ha un suo procedere gratuito e sociale:

ART.34 della Costituzione Italiana
La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Con chi studiano tuo figlio o tua figlia a casa e come?

  • studia da solo e poi si fa risentire le materie da noi genitori
  • studiamo insieme…altrimenti non andrà mai a scuola preparato
  • siamo appena arrivati da un paese straniero, ha bisogno che gli stia dietro non riesce ancora ad essere così autonomo come lo è altrove
  • ha un DSA (disturbo dell’apprendimento)…e quindi con chi vuoi che li faccia i compiti, solo con me! o non si andrebbe avanti
  • con la ragazza dei compiti che viene a casa 3 volte la settimana altrimenti….

La normativa negli anni ha dovuto trasformare la pedagogia e la didattica in Leggi.

Non sarò mai in accordo con questo bisogno che ha allevato una parte di politica non per tutelare i bambini quanto per derogare alla formazione e alle supervisioni dei professionisti. In ultimo aggiungo, conforme a un principio di sanitarizzazione e di de-emozionalità della scuola che ha piano piano escluso la pedagogia dalle aule.

Un profilo multisfaccettato di situazioni e di bambini che secondo la Legge si dovrebbero “tristemente” rinchiudere in 4 territori:

  1. nella norma
  2. con un Bisogno Educativo Speciale temporaneo
  3. con un Disturbo dell’Apprendimento
  4. con una disabilità

4 spazi di esclusione, più che Luoghi di inclusione...
Come Pedagogista Clinico® la diagnosi e le definizioni le considero punti di partenza, e credo debbano essere eseguite da professionisti estremamente competenti e di esperienza che riescano a leggere la Persona oltre i numeri dei test psicodiagnostici e non da chiunque in possesso di un titolo.

Proviamo ad andare oltre la tristezza delle definizioni e usarle come “leva” positiva per mettere a punto un pensiero operativo per tuo figlio.

Don Milani diceva e io lo copio da 25 anni, che non si possono fare parti uguali fra disuguali. La didattica e l’educazione devono essere delineate e proporzionate sul soggetto preciso.

Storia A

Il bambino senza alcun tipo di diagnosi e certificazioni riceve dalle maestre insegnamenti didattici ed educativi aderenti al loro modello di partenza, senza modificazioni.

Storia B

Si osserva in classe e a casa una qualche peculiarità per cui un bambino sta avendo un bisogno di essere guardato e accolto in un modo speciale.
L’adozione, una separazione dei genitori, un lutto, un trasferimento da paese straniero, una crisi economica della famiglia potrebbero essere alcuni degli spazi di fragilità.

Le maestre di scuola e i maestri non possono ignorare questi fatti e per questo metteranno in moto una serie di richieste educative e carichi didattici diversi e personalizzati. Obiettivo è sostenerlo nel superare il momento senza rimanere indietro.

Storia C

C’è una valutazione accurata e approfondita che ha redatto un equipe che certifica a tuo figlio/a un Disturbo dell’apprendimento detto DSA o una forma di iperattività DDAI

La scuola si sarà adeguatamente mossa a revisionare le sue modalità didattiche ed educative al fine di permettergli un iter scolastico nutriente sia per contenuti che per emozioni.

Storia D

Bambini con una disabilità. Ognuna avrà un suo iter, sopratutto se c’è presenza e/o assenza di deficit cognitivo e a seconda della sindrome o disturbo.

Nella riunione iniziale le maestre, gli specialisti e la famiglia avranno delineato gli obiettivi a breve, medio e lungo termine cui tendere e come, con quali risorse (fisiche e energetiche).

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Come vedi parlare di compiti a casa e della loro gestione meriterebbe un secondo libro -quello cui sto lavorando- sopratutto per delineare il profilo in cui “fotografare la storia tua e di tuo figlio”, prima ancora di passare al pratico.

Nella seconda parte ti propongo delle riflessioni sempre più operative….come mio solito.

Vedi tu se prenderti una pausa di lettura o andare avanti tutto d’un fiato!

A presto

Vania Rigoni

 

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